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Biografia

Francesco Garbelli

Nasce a Milano, città dove tutt’ora vive e lavora. Si laurea alla Facoltà d’Architettura del Politecnico di Milano nel 1990. Tra la fine del 1984 e la primavera del 1985 è stato tra i promotori e protagonisti della mostra “Brown-Boveri”, vero e proprio evento per la città di Milano, svoltasi nell’ex fabbrica omonima abbandonata, all’epoca situata tra quartiere “Isola” e “Porta Nuova”. In seguito, confermando la sua attenzione al contesto urbano, realizza le sue prime opere/installazioni site specific, concentrando il proprio interesse sulla toponomastica e la segnaletica stradale. Durante gli anni ’80 e la prima metà dei ’90 produce una serie d’interventi in varie città in Italia ed Europa – inventando nuovi cartelli con sottile ironia – grazie ai quali viene oggi considerato come un vero e proprio precursore della street e urban art a livello mondiale.

Negli anni novanta fa parte del gruppo “Concettualismo Ironico Italiano” con il quale partecipa ad una serie di mostre in Musei della Germania. Alcune sue opere entrano a far parte della collezione VAF- Stiftung, oggi custodita al MART di Trento e Rovereto. Ha inoltre insegnato alla N.A.B.A. di Milano e L.U.N.A. di Bologna.

Recentemente ha realizzato le mostre personali “Urban Attitude” tenutasi nel 2018 alla Galleria Gilda contemporary art di Milano, “Diario Pubblico”, del 2021 alla Galleria La Giarina di Verona, “Milan Portrait”, del 2023 alla sede della Banca d’Asti di via Manzoni a Milano, “Codice Urbano”, del 2024 alla Galleria Stazione Arte Contemporary di Milano. Nel 2018, con l’opera “Idrante Ionico”, ha vinto il concorso biennale “Arte in Balossa” indetto da Ente Parco Nord di Milano e Museo Casa Testori.

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Manuela Gandini

Manuela Gandini

Visioni # 2.90 Brown Boveri, 2021.

 

Le cose non accadevano solo a New York, al Village e sui vagoni della Subway – con Keith Haring e Jean Michel Basquiat che cambiavano la pelle della città – ma anche a Milano. Erano gli anni definiti, con superficiale spregio, della “Milano da bere”, del design di Memphis, dei paninari e della video-arte. Giovani e affamati di gloria, ci muovevamo come felini, intrufolandoci tra le lamiere dell’ingresso di una fabbrica vuota e deserta, la Brown Boveri. Furono Elena Giorcelli e Milo Sacchi a condurmi là dove, all’insaputa del mondo, una quarantina di artisti lavorava ogni giorno tra pozzanghere, ferri e ruggini. La BB era un luogo mistico che soprannominammo Cattedrale. Io ero incaricata di redare la presentazione ciclostilata che accompagnò l’opening, avevo un ruolo teorico. Decidemmo, per il 19-18 maggio 1985, un’apertura clandestina, pericolosa, esplosiva. Era la nascita di una nuova generazione, priva però dell’eroica forza della precedente. I galleristi famelici si precipitarono ansiosi di accaparrarsi le star di domani. Un noto stilista ci convocò chiedendoci di allestire una sua sfilata: gratuitamente! Rifiutammo. Per molte settimane, dall’ottobre dell’anno precedente, abitammo la fabbrica che divenne anche il mio oggetto di tesi. L’odore di terra, fango, olii, muffa e macchinari erano per noi il respiro della liberà. I gesti alienanti dei lavoratori e i fantasmi dell’operaismo, erano ancora tutti lì presenti, umidi. Ma l’epoca infocata delle lotte era già finita, lasciando dietro di sé scarpe e tute blu che rinvenimmo nell’edificio. Era bellissimo rifugiarsi alla BB quando pioveva o nelle giornate di sole che illuminavano le rovine. I muri raccontavano le innumerevoli storie umane di chi ci aveva lavorato. Nella “navata centrale” dell’edificio principale, Francesco Garbelli compose la scritta ALTARE con i tubi trovati lì creando l’elevazione laica, concettuale, dell’arte. Cosimo Barna dipinse una parete di onde e di pesci, Stefano Arienti colorò delicatamente le muffe e Corrado Levi accanto alla scritta sbiadita “Uomini”, all’ingresso dei servizi, scrisse con leggerezza: “di Corrado Levi”.

 

Visioni è una rubrica che Manuela Gandini ha pubblicato su Facebook e Instagram riguardante fatti e personaggi del mondo dell’arte contemporanea. Iniziata durante i mesi di chiusura del 2020 è divenuta un libro dal titolo: Visioni, avventure nell’arte contemporanea, edito da HAZE nel 2022.

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Francesco Tedeschi

Una delle cose che mi ha affascinato del lavoro di Francesco Garbelli è la capacità di immaginare luoghi, situazioni e tempi altri rispetto alla realtà, trasformando banali evidenze (i segnali indicatori) in concetti complessi. Passare dal frammento al sistema genera l’utopia. La sua idea di Atlantide è una originale intuizione, che recupera il mito attraverso tracce urbane, quasi applicando le idee di Roland Barthes, a proposito del legame fra il mito e il segno. Il piano del significato immediato viene così traslato attraverso l’indicazione che contiene.

 

One of the things that fascinated me about Francesco Garbelli’s work is the ability to imagine places, situations and times further than reality, transforming trivial evidence (the indicator signals) into complex concepts. The moving from the fragment to the system generates the utopia. His idea of ​​Atlantis is an original intuition, which recovers the myth through urban traces, almost applying the ideas of Roland Barthes, about the link between myth and sign. The plan of the immediate meaning is thus translated through the indication it contains.

Francesco Tedeschi

Testo pubblicato sul n° 17 della Rivista Or Not, 2019, Milano.

 

Francesco Tedeschi, critico d’arte, curatore indipendente, saggista, professore ordinario di

Storia dell’arte contemporanea – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Francesco Tedeschi, art critic, independent curator, essayist, full professor of Contemporary Art History – Catholic University of the Sacred Heart of Milan.

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Chiara Guidi

Garbelli propone nuove narrazioni; nuove cancellazioni. Agisce nella più stretta mimesi urbana, e propone operazioni anonime che stravolgono le prescrizioni a cui noi ci riferiamo quotidianamente. Usa il cartello nella sua più rigirosa forma ed esposizione per farlo divenire strumento di idee e mezzo per comunicare storie: e il cartello è reso inutilizzabile proprio nel suo stesso linguaggio.

Chiara Guidi.

 

Interventi realizzati durante la 46° Conferenza del Traffico e della Circolazione, 1990,

Stresa (VB).  Testo tratto dal comunicato stampa della mostra, primavera 1990.

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Marco Senaldi

La Via delle frasi fatte è una via che conosciamo tutti benissimo, non è una via senza senso, è piuttosto un senso unico: è la via delle opinioni medie, della cultura né alta né bassa, dell’intercambiabilità assoluta di cose, persone, luoghi, parole.  E’ la via che tutti condividiamo perché a tutti capita di comprare un  vestito, di avere difficoltà col lavoro o con i sentimenti.

La Via delle frasi fatte è come un avvelenamento sottile della mente, ossidazione invisibile che col tempo annerisce la vita e i pensieri. E allora si tratta di rendere visibile questa patina di sporcizia, restituire stupore allo sguardo, vedere i nostri discorsi vuoti incisi per sempre nelle lastre di marmo, oppure giocare con le frasi fatte come con dòmino urbano, linguistico e condominiale, per inventare un altro senso in questo senso unico.

Marco Senaldi.

 

The Way of catch-phrases is a way that we all know very well, it is not a senseless way, it is rather a unique sense: it is the way of the common opinions, of neither high nor low culture, of the absolute interchangeability of things, people, places, words. It is the way we all share because everyone happens to buy a dress, to have difficulty with work or with feelings.

The Way of catch-phrases is like a subtle poisoning of the mind, invisible oxidation that, over time, blackens life and thoughts. And then it is a matter of making this patina of dirt visible, of restoring astonishment to the gaze, of seeing our empty speeches engraved on marble slabs forever, or else of playing with the catch-phrases like an urban dòmino, linguistic and of condominium, in order to invent another sense in this unique sense.

Marco Senaldi

 

Marco Senaldi, PhD, curatore e teorico d’arte contemporanea, ha insegnato Estetica e Arte Contemporanea in varie istituzioni accademiche. È inoltre autore televisivo di programmi culturali per canali trasmessi dai maggiori network televisivi nazionali; tra i suoi saggi il più recente è Duchamp. La scienza dell’arte, Meltemi, 2019.

 

Marco Senaldi, PhD, curator and theorist of contemporary art, has taught Aesthetics and Contemporary Art in various academic institutions. He is also a television author of cultural programs for channels broadcasted by the main national television networks; among his essays the most recent is Duchamp. The science of art, Meltemi, 2019.

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Trabucco

Con i “Ritratti di fine millennio” l’artista realizza scatti fotografici di alcune statue di edifici urbani storici deturpate da decenni di accumuli di materiale inquinante emesso da automobili e riscaldamenti.

Come affermava Chiara Guidi nel 1997, queste statue «ci appaiono ora nella loro “nuova” icona trasfigurata dallo smog, tumefatta da “patologie respiratorie”, (…) insultata da un vandalismo sociale, accettato e taciuto, generato dall’indifferenza civile». Questa indignata presa di posizione pone il lavoro su di un’ottica che trascende la mera rappresentazione estetica e lo eleva su di un più alto livello di denuncia sociale.

Dalle fotografie all’invenzione di nuovi segnali stradali il passo è breve. Estremamente espliciti nei contenuti espressi, Garbelli manda messaggi chiari ed universali, invita alla riflessione, pone interrogativi di grave urgenza circa le condizioni in cui versa il pianeta.

 

With the End of Millennium Potraits the artist creates photographs shots of some statues of historic urban buildings disfigured by decades of accumulations of polluting material emitting by cars and heating sistems. As Chiara Guidi statedin 1997, this statues ” appear to us now in their now icon transfigured by smog, swollen by respiratory dideases, insulted by a social vandalism, accepted and unspoken, generated by the civil indifference”. This indignant stance puts the work on a perspective that transcends the mere aesthestic representation and elevates it to a higher level of social denunciation.

Alessandro Trabucco

 

Testo tratto da Or Not, n.° 17,  2019, Milano.

 

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Volker W. Feierabend

Il mio primo incontro con le opere di Francesco Maria Garbelli è stato nel 1995 nella Galleria di Angelo Falzone a Mannheim, Falzone l’avevo conosciuto da poco, nel 1994, alla Kunstmesse di Köln. Un anno prima, nel ’93, Falzone aveva fondato il gruppo “Concettualismo Ironico Italiano” con alcuni giovani artisti italiani: Giovanni Albertini, Corrado Bonomi, Francesco Maria Garbelli, Dario Ghibaudo, Antonella Mazzoni e Antonio Riello.

Falzone si è pentito molto, così mi ha raccontato, di non aver incluso l’allora 23enne Maurizio Cattelan quando questi voleva entrare nel gruppo. Anche lui (Falzone) all’epoca era molto giovane e non aveva avuto il coraggio di prendersi un ulteriore impegno oltre ai 6 artisti già presenti nel gruppo.

Il secondo incontro con Garbelli è avvenuto nell’agosto del 1998, ha avuto luogo presso la Stadtgalerie di Kiel, (la galleria d’arte della città di Kiel, città del nord della Germania, sul Mar Baltico), dove ebbe  luogo la mostra “Artfiction – giovane arte in Italia” dove Garbelli ha esposto una serie di cartelli stradali. In questi lavori Garbelli libera il significato del segno dallo schema rigido  del codice della segnaletica stradale e lo modifica di conseguenza in modo tale che il significato appare  diverso e originale.

In questa occasione è stato fatto il primo acquisto per la Fondazione VAF e nel frattempo, la Fondazione ha acquisito una notevole collezione di opere del gruppo dei “Concettuali Ironici”. Da qualche tempo, il nostro intento è organizzare una mostra completa delle opere acquistate con il titolo “Satira, Ironia,  Fantasia critica, Scherzo e Motti di Spirito visivi nell’arte figurativa italiana”.

Milano giugno 2019

 

Volker W. Feierabend, imprenditore, in alcuni decenni d’intensa attività di collezionista ha creato una delle più vaste raccolte d’arte moderna e contemporanea italiana, la Collezione VAF – Stiftung/ Fondazione VAF, attualmente custodita dal MART di Trento e Rovereto.

 

 

My first meeting with the works of Francesco Maria Garbelli was in 1995 at the Gallery of Angelo Falzone in Mannheim, I had met Falzone a little earlier, in 1994, at the Kunstmesse of Köln. One year before, in 1993, Falzone had founded the group “Ironic Italian Conceptualism” with some young Italian artists: Giovanni Albertini, Corrado Bonomi, Francesco Maria Garbelli, Dario Ghibaudo, Antonella Mazzoni and Antonio Riello.

The second meeting with Garbelli was in August 1998, it took place at the Stadtgalerie in Kiel, (the art gallery of the city of Kiel, a city in northern Germany, on the Baltic Sea), where the exhibition “Artfiction – young art in Italy” took place in which Garbelli exhibited a series of road signs. In these works, Garbelli makes free the meaning of the sign from the rigid scheme of the road signage code and modifies it accordingly so that the meaning appears different and original.

On this occasion the first purchase was made for the VAF Foundation and, subsequently, the Foundation has acquired a remarkable collection of works by the “Ironic Conceptual” group. For some time now, our intent has been to organize a complete exhibition of the purchased works under the title “Satire, Irony, Critical Fantasy, Joke and Visual Wits in Italian figurative art”.

 

Volker W. Feierabend, business owner, in some decades of intense collector activity has created one of the largest collections of modern and contemporary Italian art, the VAF Collection – Stiftung / VAF Foundation, currently situated at the MART of Trento and Rovereto

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Chiara Bertola

Quando Garbelli immagina un suo lavoro, lo sguardo della gente diventa parte dei materiali con cui si misura e questo perchè le sue opere funzionano quando l’altro entra in relazione. Ma distrarre o provocare nel passante un’azione di disturbo non è il suo primo obiettivo. L’ironia delle scritte, dei simboli alterati sui segnali è leggera, sottile, forse anche volutamente semplice e scoperta, appena sopra le righe, quel tanto che serve per attivare “la pratica della seduzione” legata indissolubilmente al processo di rielaborazione dell’esperienza artistica con il consenso di due parti, l’autore e lo spettatore. I segnali di Garbelli sono destinati a gente  diversissima che gli passa vicino senza necessariamente stabilire con loro un rapporto artistico; un rapporto che il più delle volte continua a significare captando l’immaginario e l’ironia a partire dalla realtà stessa. Penso all’ultima installazione della “Via delle Frasi Fatte” in cui le lastre di marmo, disseminate lungo via Farini a Milano, hanno provocato impensabili ipotesi di trame e di storie reali che giustificassero il dialogo riportato sui cartelli. In quel momento, secondo gli articoli apparsi sui quotidiani, l’opera si era trasformata nel gesto di un innamorato che rendeva pubblico l’ultimo incontro con la sua donna, e nessuna storia era più vicina alla realtà e più lontana dalla propria originaria dimensione estetica.

L’opera quindi pur infrangendo e destabilizzando le regole del codice, non perde autenticità, continua a vivere nei suoi panni mimetici e a essere “assunta” e sedimentata come segno reale aggiuntivo di un codice preesistente.

 

Chiara Bertola

 

Testo tratto dal Catalogo “Francesco Maria Garbelli” edito dalla Galleria La Giarina, Verona, 1993.

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Elena Pontiggia

Francesco Garbelli continua il suo viaggio nella città. Sa che, come dice Lao-Tse, un buon camminatore non lascia impronte e così sceglie per le sue installazioni luoghi mimetizzati, che solo alla fine si rivelano centrali. Come il cuore o il cervello, che nessuno vede e senza i quali nessuno esiste.

E’ una sottolineatura preziosa, la sua. Una guida silenziosa ed eloquente (anzi eloquente perché silenziosa), capace di ricordarci che non c’è niente di più invisibile di quello che abbiamo sotto gli occhi. E che bisogna imparare di nuovo a vedere.

 

Francesco Garbelli continues his journey in the city. He knows that, as Lao-Tse says, a good walker does not leave footprints and thus he chooses, for his installations, camouflaged places, which only at the end prove to be central. Like the heart or the brain, which nobody sees and without which nobody exists.

It is a precious underscore, his one. A silent and eloquent guide (indeed eloquent because silent), capable to remind us that there is nothing more invisible than what we have under our eyes. And that we must learn again to see.

 

Elena Pontiggia

Testo pubblicato sul n° 17 della Rivista Or Not, 2019, Milano.

Elena Pontiggia è autrice di saggi sull’arte italiana e internazionale, docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Brera e al Politecnico di Milano.

 

Elena Pontiggia is author of essays on Italian and international art, professor of Art History at the Brera Academy and at the Milan Polytechnic.

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RJ Rushmore

Sono interessato soprattutto ai lavori all’aperto di Francesco, i segnali in particolare. Per me, i segnali sono davvero un ottimo modo per far evadere le persone dalla loro quotidianità, liberare la gente dal pilota automatico. Normalmente guardi alla segnaletica stradale per avere indicazioni su dove ti trovi (indicazioni che ti vengono fornite da una qualche figura autorevole, come ad esempio l’amministrazione cittadina). Sembri immedesimarti in queste indicazioni. Mi trovo nella via principale e il limite di velocità è di 30. All’improvviso vedi una segnaletica per Atlantide lungo il tuo tragitto quotidiano per l’ufficio. La tua camminata giornaliera verso la metropolitana è stata un percorso verso Atlantide, negli ultimi giorni o settimane o da chissà quanto tempo. Boom, il mondo si ritrova sottosopra e tu vedi le cose con un nuovo sguardo. E quella di liberare la gente dal quotidiano è una sorta di magia che Francesco sa fare a meraviglia.

I’m most interested in Francesco’s outdoor work, the signs in particular. To me, the signs are a really great way of jolting people out of their everyday, snapping folks out of autopilot. You typically look at street signs to determine facts (provided to you by some authority figure, such as the city government) about where you are. You look to ground yourself in those facts. I am on Main Street, and the speed limit is 30. Suddenly, you see a sign for Atlantis along your everyday commute to the office. Your daily walk to the subway has actually been a walk towards Atlantis for the last day or week or who knows how long. Boom, the world has gone topsy-turvy, and you see things with fresh eyes. And that, the snapping people out of the everyday, is a sort of magic that Francesco is exceptionally good at.

 

RJ Rushmore

 

Testo pubblicato sul n° 17 della Rivista Or Not, 2019, Milano.

 

RJ Rushmore è scrittore, curatore ed esperto di spicco in Street e Graffiti Art. Ha fondato il blog di street art Vandalog e ha collaborato con molte delle principali organizzazioni pubbliche di arte negli Stati Uniti e in Europa.

RJ Rushmore is a writer, curator, and leading expert in Street and Graffiti Art. He founded the Vandalog street art blog and has worked with many of the major public art organizations across the United States and Europe.