Bodies of the Earth.
Percorsi d’Arter nel Falterona, 2023,
Parco Annigoni, Castagno D’Andrea, (FI).
Un giorno uno studente chiese all’antropologa Margaret Mead quale riteneva fosse il primo segno di civiltà in un cultura antica, preistorica. Lo studente si aspettava che la Mead gli mostrasse un oggetto particolarmente significativo che testimoniasse dell’ingegno umano raggiunto da quella comunità che l’aveva concepito. Ma l’antropologa mostrò un osso, un femore rotto e poi guarito. Nel regno animale se ti rompi una gamba muori, non puoi scappare dal pericolo e non puoi procurarti il cibo. La stessa cosa accedeva anche agli esseri umani che abitavano il nostro pianeta oltre 15.000 anni fa, a cui quell’osso apparteneva. Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo e i rischi di stare con colui che è caduto e lo ha aiutato a riprendersi. Prendersi cura di qualcuno in difficoltà è il punto in cui la civiltà inizia.
Volevo esprimere questo concetto quando ho pensato a Bodies of the earth. Volevo che Bodies of the earth fosse adottata dalla sua comunità: prendersi cura di una scultura vivente in un parco cittadino, partire dal “piccolo” per pensare al “grande” e iniziare, seriamente, a prendersi cura del nostro ambiente. Nel Parco è presente una fontanella dell’acqua e questo ha reso l’esperimento possibile.
Non volevo che Bodies of the earth fosse invasiva, non ti prendi cura di una cosa invasiva, che disturba la vista. Se ti allontani Bodies praticamente scompare, rimane una striscia di legno alta 35 cm da terra.
Bodies of the earth è formata da due figure, una maschile, l’altra femminile, la cui silouhette stilizzata ricorda quella tipica della simbolistica internazionale, ma il logo diventa qualcosa di vivo, al proprio interno cresce il prato e tutti i fori che la natura vorrà portare. Le due figure hanno la testa in comune perchè la sfida che ci attende non possiamo affrontarla da soli, le soluzioni vanno pensate insieme, condivise, e soprattutto senza commettre l’errore di marginalizzare l’altra metà del cielo.
La loro testa è una superficie specchiante e riflette il cielo allontanandoci dalla terra, ci solleva da una visione antropocentrica del mondo che è stata dominante e che ci ha portato a questa grave crisi climatica. Siamo solo degli ospiti, esattamente come tutte le altre specie viventi, su questio pianeta e dobbiamo, ripeto, iniziare seriamente a prendercene cura. Lo specchio permette allo spettatore di riflettersi al suo interno e, come ci ha insegnato il Maestro Pistoletto, entrare a far parte dell’opera.
Bodies of the earth è una scultura vivente ma che può anche essere vissuta, è una seduta pubblica che ti regala, grazie ad un alzato di 35 cm, la comodità di sederti direttamente sull’erba.
Francesco Garbelli.